"Le ossa del cranio si articolano come le ruote dentate di un orologio meccanico: se un osso si muove si muovono tutte le altre ossa"

Nella seconda metà dell’800, un medico americano, stanco dei continui insuccessi della medicina e dei farmaci convenzionali, in seguito alla perdita di tre dei suoi cinque figli, decise di dare una svolta alla sua professione e cambiò radicalmente il suo approccio terapeutico. Decise di fare a meno delle medicine e di affinare la sua capacità palpatoria e, attraverso quest’ultima, provare a modificare la densità tissutale.

Questo medico era il Dott. Andrew Taylor Still.

Da quel momento decise che la sua medicina era la manipolazione dell’organo, del tessuto, della fascia. L’inquadramento del sintomo non fu più circoscritto solo alla sua sede, ma inserito in un contesto che prendesse in considerazione tutto il corpo.

Egli intuì che il principio della malattia di un organo era la mancanza di nutrimento, quindi di vascolarizzazione locale (“La legge dell’arteria è suprema”).

 

Negli anni l’osteopatia ha arricchito il proprio approccio manipolativo. Dapprima legata alla manipolazione energica di tessuti molli e visceri, alternata a tecniche dolci d’inibizione muscolare, in seguito fu integrata da tecniche biodinamiche e craniosacrali.

Questa ultime furono introdotte intorno al 1920 dal Dott. William Gardner Sutherland e aprirono la strada alla cura di molti disturbi legati proprio alla sfera craniale e non solo.

 

A tutt’oggi l’osteopatia fa parte delle medicine non convenzionali, ma negli ultimi venti anni, grazie allo sforzo di molti, ha acquisito una buona solidità scientifica.

La forza di questa disciplina sta nella possibilità di cambiare tecnica manipolativa secondo il comportamento del sintomo e la sensibilità del paziente .

 

L’osteopatia ruota attorno a tre principi:

  • Capacità di auto guarigione del corpo umano
  • La relazione tra struttura e funzione
  • La globalità dell’essere umano